Le lire di Vincenzo Piazzetta passano dalle mani di prestigiosi musicista italiani, docenti di conservatorio, ma anche ricercatori della musica tradizionale
Di possedere un’inclinazione artistica e artigiana unica e rara l’ha scoperto man mano, lungo un percorso di vita che lo ha portato a Firenze, dove ha conseguito la laurea in Economia e Commercio e in Lettere, a giungere alle soglie dell’abilitazione alla professione di commercialista. Vincenzo Piazzetta ad un certo punto del suo cammino ha scelto di essere liutaio, costruttore di lira calabrese, strumento che ha più di mille anni di storia, dalle origini sconosciute, misteriose. Ha scelto appunto di essere, non fare. “Ho dedicato gli ultimi anni della mia vita a studiare la lira per comprenderla fino in fondo. Non è frutto di un progetto codificato”, racconta. Con determinazione, nel laboratorio di Sambiase, Piazzetta sta assicurando un futuro al destino di questo strumento che ha rischiato l’estinzione. Il processo creativo che governa è legato a doppio filo con le regole della Natura. Ha imparato l’arte da un pastore costruttore di zampogne tra le montagne dell’Istimo di Marcellinara, Natale Rotella, per fare tesoro di un patrimonio che sapeva essere a rischio d’estinzione, quel corpus di esperienza e conoscenza che solo chi aveva vissuto un tempo il rapporto con la Natura in modo intimo e sacro poteva maturare.
Col tempo e con tenacia Vincenzo assimila la sapienza di chi è pastore e costruttore di strumenti e si mette sulle tracce dello strumento che più di tutti conservava lo spirito di un modus vivendi oramai perduto. Inizia con l’indagare e studiare gli strumenti ereditati dal passato. Ha compiuto lunghe ricerche, col piglio del filologo ha indagato nel passato davvero remoto, andando a ritroso nei secoli. Con l’intuito e grande capacità di osservazione è riuscito a raccogliere quei tasselli che gli hanno consentito di ricostruire uno degli strumenti antichi più affascinanti, di fare rinascere così la Lira, dare vita ad un testimone d’eccezionale valore storico–culturale che in Calabria mantiene caratteristiche uniche, perché possiede ben tre anime. “La prima anima è quella dello strumento – spiega il liutaio -. La seconda del musicista, del suonatore perché oguno può ritrovarsi in questo strumento, trovare una parte di sé. La lira viene realizzata su richiesta. La terza è l’anima di chi lo costruisce. Questo blocco di legno scolpito, lavorato interamente a mano, è il risultato di una infinità di scelte, di ore di studio, diventa il diario di chi lo costruisce. Il tempo che si dedica alla costruzione della Lira porta inevitabilmente a trasferire in essa gli stati d’animo dell’artigiano. Gioia, felicità, tristezza vengono trasmessi in qualche modo al legno stesso”. Nella sua caratteristica forma sinuosa e affusolata, nel suono ancestrale definito da ogni componente dello strumento si coglie tutta la spiritualità del processo di una straordinaria creazione. [M. L.]
estratto da Mare della Calabria, pagg. 80 e 81, Collana “Le Guide di Repubblica”, luglio 2020



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